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Tuesday, 05 April 2016 08:31

Veloce come il vento, recensione: Stefano Accorsi tossico e l'ottima Matilda De Angelis in un dramma di motori e di famiglia Featured

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Arriva questa settimana nei cinema il nuovo film di Matteo Rovere, Veloce come il vento con un ottimo cast composto da Stefano Accorsi e l'esordiente Matilda De Angelis: Cinetvlandia l'ha visto in anteprima e vi propone la recensione del film drammatico molto interessante.

Storia di motori e di famiglia nel cuore della Romagna, patria storica della velocità a due e quattro ruote. La terza pellicola di Matteo Rovere è un dramma interessante, ben scritto e diretto, ispirato alla storia vera del rellista Carlo Capone. Il film usa il mondo delle corse, nella fattispecie il campionato GT, non per raccontare una semplice storia d'automobilismo ma per narrare un dramma familiare molto duro e difficile, di come capita a volte nella vita reale bisogna crescere molto più veloci di quello che l'anagrafe dichiara. Al centro della storia c'è un'ottima giovane attrice esordiente, Matilda De Angelis nel ruolo di Giulia, assoluta protagonista della pellicola all'età di 17 anni perde il padre, suo manager in pista e fuori. La promettente pilota comunque deve pensare alle competizioni perchè la concorrenza è sfrenata e velocissima e per di più se non vince il campionato perderà anche la casa e l'affidamento del fratello minorenne. A complicare la storia, già così difficile da sopportare, ci pensa il ritorno del fratello Loris, interpretato da Stefano Accorsi, ex grande pilota di rally che da oltre 10 anni non si fa più vedere e di ritorno per i funerali del padre. Loris, però, è un eroinomane caduto in disgrazia che non ha più niente da chiedere alla vita e il suo ritorno genera altri problemi di tipo giuridico organizzativo; in aggiunta convivere con due fratelli molto più piccoli non è una cosa facile e soprattutto da essere accettata. Tra Giulia e Loris non scorre per niente buon sangue, la sorella più piccola mostra di essere già una brava madre giudiziosa e con la "testa", cosa che manca al fratello tossicodipendente: dopo un periodo di insulti e assoluta mancanza di comunicazione i due troveranno un certo equilibrio, precario, e Loris farà anche l'allenatore di Giulia. E le sorprese non finiscono qui...

Veloce come il vento è una gradita e apprezzata sorpresa, in grado di unire l'adrenalina della pista con ottime inquadrature action ad un dramma familiare molto intenso, con personaggi ben costruiti e per niente stereotipati che vivono a stretto contatto una realtà difficile. Il cast funziona alla grande a partire dalla protagonista  che regge sulle sue spalle tutto il film con grande maturità ed esperienza, nonostante sia il suo esordio su grande schermo. Accorsi è la spalla, inedito in un ruolo da tossico che, se all'inizio si è un po' destabilizzati da ciò in quanto si è abituati a vederlo in ruoli decisamente diversi, alla fine della corsa cinematografica ci si affeziona a lui e al suo ruolo che riesce ad interpretare molto bene. Il dramma è ben settato, funziona tutto e molto bene, si respira l'aria della Romagna e del mondo delle corse che in quella terra da oltre cent'anni è il loro pane quotidiano.  Anche i personaggi collaterali funzionano bene a partire dal giovanissimo Giulio Pugnaghi che interpreta il fratello di Giulia, Giulio, bambino taciturno ma capace di essere presente nel film e farsi apprezzare; per non dimenticare il veterano del cast, Paolo Graziosi, che interpreta il meccanico Tonino.

Per due ore la pellicola di Matteo Rovere ci racconta a tutta velocità una bella storia drammatica e affascinante, con tanti pregi stilistici e narrativi e pochissime sbavature, a dimostrazione, perchè c'è sempre bisogno soprattutto nel cinema italiano, che si può uscire dai classici stereotipi cinematografici nostrani senza però sbandare e uscire di "pista" e raccontare una storia solida e quindi molto credibile.

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