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Friday, 29 June 2018 11:17

La truffa del secolo, recensione film di Olivier Marchal con Gerard Depardieu e Benoît Magimel Featured

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E' appena uscito al cinema La truffa del secolo di Olivier Marchal con Gerard Depardieu e Benoît Magimel: Cinetvlandia l'ha visto e vi propone qui di seguito la recensione.

Difficile che quando i soggetti del racconto sono l’imprenditoria e la finanza il genere scelto per rappresentarla possa essere diverso dal noir. Spesso, se non sempre, per farne parte devi avere un’anima nera e saper peccare deve essere una delle prime qualità per farne parte. Antoine Roca è un imprenditore, un capitano d’industria, vessato dallo Stato, che reclama il pagamento di imposte arretrate senza dilazioni, e dal ricco suocero che lo vorrebbe fuori dalla famiglia. Ad un passo dal baratro del fallimento Antoine viene a conoscenza di una falla del sistema legislativo francese e decide di tuffarcisi per organizzare una truffa colossale. Nel giro di pochi mesi ad Antoine, al suo fido commercialista e a due amici balordi che lo aiutano nell’affare cadono in testa milioni di euro, ma anche un sacco di guai.

La truffa del secolo è una storia che poggia sulla realtà raccontando quello che effettivamente realizzarono anni fa alcune imprese francesi, e non solo, ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. Ma quello che interessa maggiormente l’attore e regista Olivier Marchal (36 Quai des Orfèvres) non è tanto la dinamica dell’imbroglio, quanto le relazioni tra i personaggi e la rappresentazione della società attuale, in cui egoismi e cupidigia prevalgono su ogni altro sentimento. La motivazione di Antoine a truffare lo stato è, a suo modo, nobile: vorrebbe salvare l’impresa creata dal padre e salvaguardare i tanti posti degli operai che vi lavorano. Ma presto l’ingordigia ha il sopravvento. E in questa rappresentazione nessuno si salva (lo Stato francese, la lobby ebraica, la mafia cinese e quella araba) perché, come dicevamo, ognuno ha un lato nero che prevale su tutto il resto.

Eppure, malgrado il genere azzeccato e le buone premesse, il film non funziona: Marchal, come il suo protagonista, si lascia ingolosire dalle tante storie e finisce per non svilupparne neanche una, dando sempre l’impressione di tagliare corto per arrivare alla fine (che in questo caso è anche l’inizio del film). Non lo aiutano neanche gli attori che decidono di indossare un’espressione e di tenerla fino alla fine della storia. Peccato, perché il materiale a disposizione non era niente male e i buoni precedenti del regista facevano sperare in qualcosa di meglio.

 

 

 

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