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Wednesday, 04 May 2016 22:30

Il traditore tipo, recensione: la spia che venne dall'università

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Il romanzo di John Le Carrè, Il traditore tipo, trasposto su grande schermo, perde di mordente e credibilità. La regia della White e la sceneggiatura di Amini non reggono il gioco della finzione. Ecco la recensione.

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Si prendano due ottimi attori (Ewan McGregor e Stellan Skarsgard), si affidi la sceneggiatura a Hossein Amini (Drive e Le quattro piume) derivandola dal romanzo quasi omonimo di Le Carre, e si faccia dirigere il tutto da Susanna White, regista che ha saputo spesso trarre il meglio da intrecci già rodati (Tata Matilda), risultato: un film mediocre, improbabile e con un ritmo asincrono tra scrittura e recitazione. Se la ricetta per il buon film fosse la somma algebrica di elementi, probabilmente saremmo tutti registi di successo. Per fortuna non è così e il fatto che vengano realizzati film del genere attribuisce un valore maggiore a tutte quelle opere che invece l'obiettivo lo centrano.  Perry e Gail, lui docente universitario piacione e fedifrago, lei avvocato di successo, sono in vacanza a Marrakech per ritrovarsi come coppia. In un ristorante Perry una sera fa amicizia con Dima un chiassoso uomo d'affari russo che presto si scopre essere un riciclatore di denaro sporco della mafia. Dima, visto quello che è appena capitato a un altro riciclatore e temendo per la sua vita e di quella della sua famiglia, decide di affidarsi al buon cuore di Perry perché lo metta in contatto con i servizi segreti inglesi e lo aiuti a fare il salto della quaglia. Vero che una cosa del genere era già capitata a James Stewart ne L'uomo che sapeva troppo di Hitchcock, ma non è che se uno va in vacanza a Marrakech si trasforma inevitabilmente in spia internazionale. Comunque, a Perry succede così. In viaggio tra Parigi, Berna, Londra e le Alpi francesi Perry e Gail alla fine troveranno sì loro stessi, ma a costo di perdere l'innocenza dell'uomo qualunque. Il traditore tipo di Susanna White, a differenza dei suoi eroi involontari protagonisti, non ha un'innocenza da perdere perché l'operazione di mettere in movimento le parole di Le Carrè non risulta credibile neppure per un attimo. L'accoppiata White-Amini non riesce mai a entrare in sintonia con lo spettatore, cosicché l'assurdo della vicenda prende il sopravvento sulla fascinazione. Se sei bravo riesci a far trepidare lo spettatore per la morte di un unicorno, se non lo sei anche il più banale degli inseguimenti risulta falso e stonato.

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