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Sunday, 18 September 2016 16:25

Blair Witch, recensione sequel di The Blair Witch Project Featured

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Arriva questa settimana la cinema Blair Witch, horror sequel del famoso The Blair witch Project: Cinetvlandia l'ha visto in anteprima e vi propone la recensione.

Torna a distanza di 17 la strega di Blair, sequel che ha cambiato le regole del genere cinematografico: da quell'anno in poi tutti i s'ispirarono alla pellicola con un uso massiccio delle macchine a mano, inquadrature sporche e immagini poco definite e agitate. in questo nuovo capitolo la formula si ripete: Un gruppo di studenti universitari si avventura nella foresta di Black Hills, nel Maryland, per cercare di svelare il mistero legato alla sparizione della sorella di James Donahue, Heather, avvenuta 17 anni prima e che in molti pensano sia collegata alla leggenda della Strega di Blair. Il gruppo è inizialmente ottimista, soprattutto quando alcuni abitanti del posto si offrono di guidarli nella foresta. Nel corso di una notte infinita, però, i ragazzi iniziano a sentire intorno a loro una presenza sinistra e lentamente si rendono conto che la leggenda è molto più reale e inquietante di quanto potessero immaginare.

Lo schema che ha fatto scuola ora viene aggiornato, sono passati tanti anni da quel primo episodio e la tecnologia ha fatto passi da gigante, si è evoluta dal mondo dell'analogico ed è passata a quello del digitale. Queste due "scuole" si uniscono nel nuovo capitolo, dove materiali di repertorio in formato Mini DV si alternano a quelle in digitale in alta definizione con riprese effettuate tramite microtelecamere messe ovunque e macchine fotografiche di ultima generazione. Ci vuole un pochino per entrare nel mood ma il buon montaggio mescola sapientemente le due tipologie d'immagini in maniera logica, in un continuo tra passato e presente. Il film prende forma e l'inquietudine e il senso di angoscia che avevamo ammirato nel 1999 lo troviamo anche ora. I personaggi funzionano, le dinamiche pure e quindi anche lo schema del sequel fa il suo effetto.

La prima parte della pellicola serve a riportarci in quel mondo, mentre la seconda serve a far spaventare lo spettatore all'interno di una casa abbandonata si svolge l'incubo. Il meccanismo lanciato dal primo film trova il senso anche qua: inquadrature volontariamente sgrammaticate fanno il resto. I quattro attori protagonisti fanno il loro dovere più che egregiamente, riuscendo quasi sempre a trasmettere un senso di ansia, benché lo schema sia noto al pubblico del cinema horror. 

Sia chiaro il film non è niente di nuovo, non è niente di rivoluzionario, è un aggiornamento cinematografico per un linguaggio che nel 1999 seppe proporre una nuova formula di genere. Nell'era del digitale era giusto fare un upgrade e magari ce ne sarà anche un terzo, magari non tra 17 anni ancora.

Read 1010 times Last modified on Monday, 19 September 2016 10:42

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