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Sunday, 21 May 2017 15:48

47 metri, recensione: l'inquietudine e il terrore negli abissi

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Esce questa settimana al cinema 47 metri: Cinetvlandia l'ha visto in anteprima e vi propone qui di seguito la recensione.

E' dagli anni'70 con il maestoso capolavoro Lo Squalo di Steven Spielberg che le inquietanti creature marine si sono ritagliate un posto importante nella storia del cinema e ancora di più nell'immaginario collettivo di tre generazioni in tutto il mondo. E' anche giusto aggiungere che 47 metri arriva al cinema grazie al successo, meritato e inaspettato, di Paradise Beach con Blake Lively ottenuto l'estate scorsa che aveva rilanciato nel mercato main stream la faida squalo/uomo. In questo nuovo film del filone troviamo due sorelle, Kate e Lisa, dopo essersi fatte rimorchiare da due ragazzi al mare, accertano il loro invito ad entrare nella gabbia ed esplorare i fondali marini, dove nuotano enormi squali bianchi. Un guasto alla gabbia costringerà le due sorelle a rimanere bloccate sul fondale marino con solo sessanta minuti d'autonomia d'ossigeno e con i "predatori" degli abissi che le osservano in attesa di trasformarle nella loro cena. Riusciranno a salvarsi o la loro tomba saranno i silenziosi fondali marini, o ancor peggio, le fauci degli squali? 

Tra un survivor movie convenzionale e un film di suspance horror, il nuovo film di Johannes Roberts non riesce a trovare una sua vera identità e soprattutto non riesce ad inquietare come vorrebbe e dovrebbe. Tutto è prevedibile e immaginabile, i colpi di scena sono pochi e la componente di avere più personaggi sulla scena, anche se principalmente sono le due sorelle, spezza troppo spesso il ritmo della tensione. A parte i preamboli introduttivi dei personaggi e delle situazioni iniziali, il cuore del film, ovvero dal momento dell'immersione nella gabbia delle due ragazze fino alla fine, dura poco più di sessanta minuti, nei quali non riesce a mordere e spaventare come era lecito aspettarsi. E' sempre cinematograficamente meraviglioso riprendere il silenzio, i colori e la natura degli abissi, ma il senso d'inquietudine che la pellicola doveva generare fa fatica a venire in superficie. Anche gli stessi squali si vedono poco e non sono artefici di scene sanguinolenti o particolarmente efferate, ma il tutto viene giocato su una comunicazione radio ad intermittenza tra la barca e le due ragazze in fondo all'oceano. A lungo andare lo "schema" stanca e assistiamo con neanche tanto particolare trasporto a come le due protagoniste cercano di salvarsi e ritornare a galla, ripetendo anche la "procedura" di risalita ben due volte. Tutto è già visto e conosciuto, non aiuta a trasportare lo spettatore il cast che risulta alquanto anonimo per cui non si è mai in apprensione per loro.  

47 metri è così nel suo complesso un film poco riuscito, il cui problema risiede nella sceneggiatura che non fornisce una serie di circostanze incalzanti da mantenere alta la tensione del pubblico, a scapito quindi della suspance che ne doveva essere il cuore e così non c'è, come non c'è il sangue. Delusione in fondo al mare.

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