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Friday, 16 March 2018 12:28

"La lunga primavera", ciclo film sulle cinque giornate di Milano su Iris dal 18 al 22 marzo

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In occasione delle Cinque Giornate di Milano, una delle principali pagine del Risorgimento italiano, Iris trasmette dal 18 al 22 marzo un ciclo di film sul tema intitolato "la lunga primavera", in prima e seconda serata: tutti i film in programmazione sul canale tematico di Mediaset sul digitale terrestre in chiaro.

Ogni pellicola della rassegna sarà introdotta e commentata dal giornalista Alessandro Banfi e da Maria Luisa Betri, professore di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Milano.

I film in visione saranno: 

Domenica 18 marzo si comincia con il cult di Mario Monicelli Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi, Cochi Ponzoni, Flavio Bucci e Paolo Stoppa. Film del 1981 (Miglior regia al Festival di Berlino e due David di Donatello), ha la colonna sonora di Nicola Piovani.

Il Marchese Onofrio del Grillo Duca di Bracciano, guardia nobile e Cameriere segreto di sua Santità Pio VII, è il tipico rappresentante della nobiltà romana dei primi dell'Ottocento. Il marchese del Grillo vive in una casa da fiaba, circondato da personaggi altrettanto fiabeschi che vivono ognuno in un mondo a sé stante e che difficilmente riescono ad inserirsi nella realtà: una madre affezionata, ma ostile e conservatrice; una parente povera di nome Genuflessa, innamorata segretamente di lui; una sorella sposata e con un figlio. Per fuggire alla noia il Marchese del Grillo si mescola spesso al popolo, frequentando bettole e osterie, e proprio al termine di una di queste serate trova un ubriaco, certo Gasperino, carbonaio di professione, che è il suo perfetto sosia. Spinto dal gusto della beffa, Onofrio lo raccoglie e lo porta a casa; qui metterà su una geniale farsa tanto da far passare il povero Gasperino per il Marchese del Grillo anche agli occhi dei suoi stessi parenti.  

Si prosegue con Il Conte di Sant’Elmo diretto da Guido Brignone nel 1950, con protagonisti Massimo Serato, Tino Buazzelli, Carlo Croccolo e Anna Maria Ferrero.

Durante l'ultimo periodo della dominazione borbonica, accade che un gruppo di carbonari, travestiti da banditi e capeggiati dal conte di Sant'Elmo, fermi una diligenza nei pressi d'Itri. I passeggeri vengono perquisiti: i carbonari s'impadroniscono d'importanti documenti, dai quali rilevano che il ministro di polizia, Cassano, è in possesso d'un plico, il cui contenuto potrebbe riuscire fatale alla loro organizzazione. Tornato a Napoli, il conte riesce a penetrare di nottetempo nella casa di Cassano e ad impadronirsi del pericoloso plico. Sorpreso dalla polizia, si rifugia nella camera di Lucia, figlia del Ministro, che lo salva e se n'innamora. Egli la rivedrà poi durante una festa in casa del Ministro. Intanto i carbonari per ottenere la liberazione d'un compagno arrestato decidono di prendere come ostaggio Lucia. Don Paolo, sacerdote carbonaro, organizza un finto rapimento, che ottiene l'effetto desiderato. Il Ministro cede e libera l'arrestato; ma poi fa arrestare il conte, denunciato per gelosia da una cantante, amica del Ministro e innamorata del Sant'Elmo. Questi è condannato a morte, ma coll'aiuto di Don Paolo e della cantante, pentita del suo gesto, può rifugiarsi a bordo d'una fregata piemontese, dove l'attende Lucia.  

Lunedì 19 andrà in onda Nell'anno del Signore, film del 1969, scritto e diretto da Luigi Magni. David di Donatello per il Migliore attore protagonista, vede nel cast Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Britt Ekland.

A Roma, nel 1825, il compito di reprimere, nell'indifferenza popolare, i tentativi rivoluzionari di sparuti gruppi di liberali è affidato al cardinale Rivarola e al colonnello Nardoni. Quando il ciabattino Cornacchia viene a sapere che don Filippo Spada, liberale di tiepide convinzioni, ha denunciato i compagni, avvisa due carbonari, il dottor Leonida Montanari e un fuoriuscito modenese, il giovane Angelo Targhini, i quali aggrediscono Spada per ucciderlo, riuscendo soltanto a ferirlo. Giuditta una giovane ebrea che convive con Cornacchia ma è innamorata di Montanari, cerca di indurre i due congiurati ad abbandonare Roma, ma inutilmente. Catturati da Nardoni, che sospetta di loro, e condotti alla presenza di Spada, essi vengono riconosciuti e arrestati. Il processo, svoltosi senza difesa, si conclude con la loro condanna a morte. Alle aspre accuse di Giuditta, che gli rimprovera di vivere nello stesso torpore che vieta al popolo romano di ribellarsi contro l'assolutismo, Cornacchia rivela alla donna di non essere quel ciabattino analfabeta e pusillanime che tutti ritengono, ma il temuto Pasquino, l'inafferrabile voce di Roma che, con le sue satire affisse sull'omonima statua, svolge una efficace attività clandestina contro il governo pontificio. Compiuto un inutile tentativo di consegnare se stesso, in cambio della vita di Montanari, al cardinale Rivarola Cornacchia, conscio che senza l'appoggio popolare non si fanno rivoluzioni, si ritira in un convento mentre sulla pubblica piazza Montanari e Targhini - che uno sciocco frate ha cercato inutilmente di indurre al pentimento - vengono ghigliottinati.  

In seconda serata andrà in onda Viva l’Italia!: la spedizione dei Mille di Garibaldi raccontata in bianco e nero da Roberto Rossellini (1961). Il film offre una rara e preziosa ricostruzione della leggendaria impresa.

Il film narra la leggendaria conquista del Regno delle Due Sicilie ad opera dei Mille di Garibaldi. Sbarcato a Marsala, dopo i primi, rapidi successi, Garibaldi trova a contrastargli il passo le forze del vecchio generale Landi. Tanto il generale borbonico è prudente e cauto, reso diffidente per l'ostilità che sente aleggiargli intorno, quanto il suo aiutante, il maggiore Sforza, è temerario e sventato. Contravvenendo agli ordini ricevuti, questi impegna le forze garibaldine presso Calatafimi e ne esce battuto. L'isola è aperta a Garibaldi ed i borbonici chiedono il primo armistizio. Superato lo stretto di Messina, i garibaldini mettono piede in Calabria dove l'ardore dei combattenti ed il sacrificio dei patrioti locali fanno vacillare il trono dei Borboni. Sul Volturno (Napoli è stata presto abbandonata da Francesco II, rifugiatosi a Gaeta) Garibaldi vince la più impegnativa ed importante battaglia campale: ogni possibilità d'una riscossa borbonica è così sfumata. Sembra veramente scoccata l'ora dell'unità d'Italia. Mazzini è a Napoli ed esorta il generale a non desistere dall'azione. I fedelissimi di Garibaldi già pensano alle prossime tappe della loro marcia vittoriosa: Roma e Venezia. Ma Garibaldi comprende che l'altissima posta in gioco merita il sacrificio dei suoi ideali. L'Italia si farà, ma sotto Vittorio Emanuele II, re di Sardegna e Piemonte, il piccolo regno in cui, per la prima volta, s'è accesa la fiaccola Dell'italianità. Bixio, Sirtori, Missori, Türr, Bandi e tutto lo stato maggiore di Garibaldi sentono nel suo sacrificio le oscure mene politiche di Cavour e dei suoi, ma la fermezza e la serenità del loro comandante hanno il potere di placare gli animi più accesi. A Teano, Garibaldi Consegnerà nelle mani di Vittorio Emanuele II il Regno delle Due Sicilie e partirà poi per Caprera dopo aver tutto dato senza aver nulla ricevuto.  

Martedì 20 Le cinque giornate è l'unico film di Dario Argento a non appartenere al genere thriller/horror. Girato nel 1973 vede protagonista Adriano Celentano nei panni del popolano Cainazzo e comprende una galleria di personaggi coinvolti nei giorni dell’insurrezione milanese contro gli austriaci.

Durante le "Cinque giornate" di Milano (18-22 marzo 1848) il ladruncolo Cainazzo, in cerca del suo capobanda Zampino, stringe amicizia con il fornaio romano Romolo. I due, coinvolti in una girandola di vicende tragicomiche, partecipano all'erezione di una barricata con le suppellettili di una contessa, che poi si concede ai rivoluzionari vittoriosi, soccorrono una partoriente, sono indotti a combattere, assistono alle violenze dei patrioti e alle rappresaglie degli austriaci. Cainazzo, per aver fatto uso della conclamata libertà di opinone, viene massacrato di botte quale "sobillatore"; insieme a Romolo salva la vedova di un austricante che in compenso dà da mangiare agli affamatissimi due ed esige prestazioni intime da Romolo. Questi, per essere intervenuto a difesa d'una ragazza violentata da un nobile rivoluzionario, involontariamente lo uccide e viene arrestato e fucilato. Cainazzo, arrestato a sua volta dagli austriaci, è giudicato e liberato da Zampino che, per far denaro, ha recitato tre parti: ladro, patriota e austriacante. Schifato ed esasperato, Cainazzo grida il suo sdegno nel colmo della festa per la vittoria "del popolo" mentre non si tratta che di una carnevalata di imbrogli ad esclusivo beneficio dei "signori".  

Sarà poi la volta di In nome del Papa Re girato da Luigi Magni nel 1977, con tre David di Donatello e tre Nastri d’Argento. Protagonista Nino Manfredi. Storia dell’ultima condanna a morte decretata dal Vaticano nel 1867.

Roma 1867, poco prima della sconfitta di Garibaldi a Mentana. La caserma Serristori viene fatta saltare provocando la morte di 23 zuavi. Vengono arrestati tre giovani rivoluzionari: Gaetano Tognetti, Giuseppe Monti e Cesare Costa. La madre naturale di quest'ultimo, la contessa Flaminia, per salvarlo ricorre a Mons. Colombo di Priverno, giudice della Sacra Consulta o tribunale penale supremo dello Stato Pontificio. Il prelato, già in crisi non di vocazione sacerdotale ma di fiducia nella necessità del potere temporale e, per conseguenza, disposto alle dimissioni, quando viene a sapere dalla donna di avere con lei generato il figlio 19 anni prima in un irripetuto rapporto tra i torbidi del '49, interviene; ottiene la liberazione di Cesarino e finisce per accoglierlo nella propria cantina. Tuttavia, mentre il Tognetti e il Monti verranno condannati a morte e decapitati, il conte Ottavio crede alla diceria universale su di un rapporto amoroso della moglie con il ragazzo; attende questi al varco e lo ferisce mortalmente per vendicare il proprio onore. Mons. Colombo, che ha pronunciato un discorso rivoluzionario in tribunale, incappa nelle ire del "papa nero", il generale dei Gesuiti, e verrà arrestato.  

Mercoledì 21 andrà in onda I viceré, film del 2007 diretto da Roberto Faenza è dedicato al Risorgimento meridionale. Ha ricevuto quattro David di Donatello, due Globi d’Oro, due Nastri d’Argento. Nel cast Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca, Cristiana Capotondi, Guido Caprino, Tea Falco, Lucia Bosè.

Il racconto comincia a metà del '800, negli ultimi anni della dominazione borbonica in Sicilia, alla vigilia della nascita dello stato italiano. Le esequie della principessa Teresa sono l'occasione per presentare i personaggi della famiglia Uzeda, discendenti dei Vicerè di Spagna. Lo spettatore è subito introdotto in un mondo di fasto, di splendore, ma anche di prepotenza e di miseria che appare agli occhi contemporanei familiari ed estraneo al tempo stesso. E’ questo un punto di forza della storia: il mescolarsi del favoloso con il reale in un impasto di profondo fascino narrativo. Attraverso gli occhi di un ragazzino, Consalvo, l'ultimo erede degli Uzeda, si svelano i misteri, gli intrighi, le complesse personalità degli appartenenti alla famiglia, tutti dominati da grandi ossessioni e passioni. In lotta l’uno contro l’altro, gli Uzeda si combattono per l’eredità della principessa defunta e per i desideri contrastanti di ognuno di loro. Il piccolo Consalvo cresce così in una famiglia in perpetua guerra. Ed è confortato nei suoi primi anni dall’amore della madre, condannata a morte prematura e dall’affetto della sorellina complice di ogni ventura. Ma si trova in conflitto, sin da bambino, con un padre superstizioso e tirannico, il principe Giacomo, più interessato al patrimonio dei famiglia che all’amore per i propri cari, pronto a lasciar morire la moglie e a risposarsi poco dopo con una cugina.  

In seconda serata,  Bronte: cronaca di un massacro: film del 1971 diretto da Florestano Vancini, racconta i fatti che portarono alla morte 16 persone, tra notabili borbonici e rivoltosi.

L'impresa dei Mille significava sostanzialmente l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, ma non risolveva i secolari problemi dei siciliani. A Bronte, una cittadina del catanese, come in molti altri comuni, il Circolo dei Civili cercava di adattarsi alla nuova situazione politica mantenendo inalterati i privilegi dei "cappelli" o "galantuomini". Il liberale avvocato Nicola Lombardo, insediatosi nel municipio con l'incerta autorità conferitagli dal governatore di Catania, cercava inutilmente di frenare la reazione popolare e di cominciare un lavoro di riorganizzazione all'insegna della giustizia e dell'uguaglianza. L'ardore dei "picciotti" e la faziosità del carbonaro Calogero Gasparazzo avevano il sopravvento e in pochissimo tempo mietevano 15 vittime. Lombardo impediva a Gasparazzo di scendere in campo contro le forze regolari, guidate dal colonnello Pulè, inviate per ristabilire l'ordine. Nino Bixio, tutto preso dai preparativi per lo sbarco in Calabria, non poteva lasciare focolai di rivolta alle sue spalle e si recava personalmente a Bronte con un forte contingente di garibaldini. Deciso a dare all'intera Sicilia un esempio salutare, faceva arrestare 150 persone e istituiva un tribunale militare con l'incarico di processare in una giornata i cinque maggiori indiziati, fra i quali l'avv. Lombardo e lo "scemo del paese". Il processo si riduceva così ad un "giudizio ex abrupto" simile a quelli dei tempi dei vicerè. Gli imputati venivano tutti riconosciuti colpevoli, condannati e fucilati.  

Giovedì 22 sarà su Iris in prima serata, Senso, il capolavoro di Luchino Visconti, anno 1954, vede protagonisti Farley Granger e Alida Valli. Colpito dalla censura, provocò un'accesa discussione nell'ambiente cinematografico dell'epoca.

A Venezia, alla vigilia della battaglia di Custoza, una patrizia veneta, la contessa Livia Serpieri, il cui marito parteggia per l'Austria, si innamora di un giovane ufficiale austriaco, Franz Mahler. L'amore diventa ben presto passione e non tarda a privarla di ogni ritegno. Franz è un individuo equivoco e vile che finge di amare Livia mentre in realtà mira solo al suo denaro perché ne ha bisogno per pagare un medico e farsi esonerare dal servizio militare. Livia è così cieca che non si accorge di nulla e quando lui le chiede il denaro lei non esita a dargli quello che i patrioti italiani le hanno affidato per le spese di guerra. Franz, avuto quello che voleva, non si fa più vivo con Livia, ma lei si mette sulle sue tracce e lo raggiunge. L'incontro è terribile. Livia fuori di sé, corre al Comando austriaco e rivela con quale inganno Franz sia riuscito a farsi esonerare. Il giovane viene fucilato e Livia perde la ragione.  

La rassegna tematica si conclude con la commedia del 1971 diretta da Antonio Racioppi Mio padre monsignore. Nel cast, Giuliano Giannini, Lino Capolicchio, Gastone Moschin e Minnie Minoprio.

Nel 1870 un giovane popolano, Orlando, presunto figlio di un monsignore e di una prostituta, stringe amicizia con un bersagliere piemontese, Carlo Alberto, il quale sostiene di essere figlio di re Vittorio Emanuele II e di una contadina. L'amicizia tra i due giovani minaccia di incrinarsi allorché Orlando scopre la propria sorella Chiara in compagnia di Carlo Alberto. Successivamente, poiché Carlo Alberto ha preso parte alla battaglia per la conquista di Roma, privi di sue notizie, Orlando e Chiara lo cercano inutilmente credendolo morto: in realtà il soldato piemontese si trova in carcere per un'infrazione al regolamento militare. Nel corso dei festeggiamenti per la liberazione della capitale, Carlo Alberto tenta invano di farsi riconoscere come figlio dal re d'Italia, mentre Orlando ha avuto una analoga delusione da un prelato che riteneva essere il proprio genitore. Uscito dal carcere, occasionalmente Carlo Alberto ascolta un compromettente colloquio di alcuni papalini, i quali, scambiandolo per una spia, lo feriscono gravemente. Ritrovato per caso da Orlando, questi, caricatoselo sulle spalle, lo rincuora, parlandogli del suo prossimo matrimonio con Chiara.  

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