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Friday, 04 November 2016 12:59

Iris e il cinema come memoria: rassegna sulla vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale

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Iris e il cinema come memoria storica: mini rassegna serale del canale tematico free di Mediaset per oggi 4 novembre sul giorno che commemora la vittoria italiana nella Prima guerra mondiale ed oggi l’unità nazionale: film in programmazione.

Il 4 1918, infatti, il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò la vittoria dell'Italia sull’Impero austro-ungarico. Dall'anno successivo, il 4 novembre 1919, data dell'entrata in vigore dell'armistizio, è stata istituita la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, unica festa sempre celebrata attraverso decenni di storia del Paese, dall'età liberale al fascismo, sino all'attuale Italia repubblicana.

Il focus di Iris prende il via con un’introduzione storico-cinematografica del critico Tatti Sanguineti, alle tre pellicole previste dal ciclo "4-11-1918: fine di un’epoca". Apre, in prima serata, il contestato Uomini contro di Francesco Rosi, con Gianmaria Volonté e Alain Cuny. Ispirato ad Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu, la pellicola, come il libro, è un’opera di chiara impronta pacifista e autoritaria, che mette in luce la follia della guerra. Per le forti resistenze incontrate, Uomini contro fu girato a Belgrado, in Jugoslavia. Scola, poi assolto, fu denunciato per vilipendio dall’esercito ed il film boicottato dalle sale.Nel corso della prima guerra mondiale, i soldati del generale Leone, dopo aver conquistato, lasciando sul terreno tremila caduti, una cima considerata strategicamente indispensabile, ricevono l'ordine di abbandonarla. Poi l'ordine cambia: occorre che la cima venga di nuovo tolta al nemico. Gli austriaci, però, vi si sono saldamente insediati e la difendono accanitamente con due mitragliatrici. Gli inutili assalti, nemmeno protetti dall'artiglieria, si susseguono provocando ogni volta una strage tra gli attaccanti. Stanchi di essere mandati al massacro da un generale tanto incompetente, quanto stupidamente esaltato, una parte dei soldati inscena una protesta: il generale Leone ordina, come risposta, di punirli con la decimazione. Costretti ad uccidere o ad essere uccisi da uomini come loro, vittime dello stesso mostruoso ingranaggio, i soldati italiani, in gran parte ex contadini, rivolgono la loro fiducia a quei pochi ufficiali - come i tenenti Ottolenghi e Sassu - che giudicano quella e tutte le guerre come inutili stragi. Ma il primo muore, nel tentativo di impedire il massacro dei suoi uomini, mentre Sassu viene condannato alla fucilazione per essersi opposto a un ordine iniquo di un suo superiore.

A seguire è la volta de I cinque dell’Adamello (b/n, 1959, di Pino Mercanti). Le salme di cinque alpini, caduti nella prima guerra mondiale, vengono ritrovate intatte in un ghiacciaio dell'Adamello. Si tratta di una pattuglia, che dopo aver compiuto felicemente un'audace azione di guerra, è stata sorpresa e sepolta da una valanga. La comandava il giovane tenente Piero, un inventore, che sognava il successo e la gloria. Erano con lui: Momi, il suo affezionato attendente, un cameriere d'albergo, vedovo con una figlia capricciosa, ch'era tutta la sua vita; Doschei, giovane contrabbandiere innamorato della vivace Mariolina, prezioso per la sua esatta conoscenza della montagna; Pinin, precettore in un collegio, imbevuto di romanticismo dannunziano; Renato, robusto scalpellino, socialista militante. Questi cinque uomini s'erano incontrati al fronte, dove in mezzo al quotidiano travaglio di una vita disagiata, ognuno trovava conforto nel ricordo di un affetto, nella speranza di un migliore avvenire. Della spedizione per il recupero delle salme fa parte il giornalista Leonida, figlio di Renato e fervente socialista come il padre. Egli irride al sacrificio dei caduti, provocando una vivace reazione. Intanto scoppia una violenta bufera e una valanga disperde nuovamente le povere salme; ma i presenti rendono onore ai morti, mentre il parroco intona la preghiera.

Chiude la serata, Fratelli d’Italia (b/n, 1952, di Fausto Saraceni). A Capodistria, nel 1915, i patrioti si agitano, auspicando l'entrata in guerra dell'Italia: tra i più accesi è Nazario Sauro, capitano della marina mercantile austriaca, il quale, per sottrarsi all'arresto, ripara a Venezia. Quando l'Italia dichiara la guerra alla Monarchia austroungarica, Sauro s'arruola come volontario nella R. Marina ed ottiene d'essere imbarcato, in qualità d'ufficiale di rotta, sul sommergibile "G. Pullino". La sua perfetta conoscenza della conformazione delle coste istriane, gli permette di rendere alla Patria segnalati servigi. Durante una ricognizione, il "Pullino" s'avvicina arditamente ad una base austriaca: la ricognizione ha pieno successo, ma costa la vita a Sergio, giovanissimo mozzo trentino, devoto a Sauro. Sulla via del ritorno, il sommergibile s'arena nei pressi della costa austriaca e vien fatto saltare dall'equipaggio, che tenta di salvarsi, ma viene catturato. Il capodistriano, che milita sotto falso nome, vien riconosciuto; ma fedele agli ordini ricevuti, nega fino all'ultimo di essere Sauro. La sua eroica madre, per tentare di salvarlo, domanda di riabbracciare il figlio e, messa di fronte a lui, dichiara costantemente di non riconoscerlo. Straziata dal dolore, ma incrollabile nel suo eroico atteggiamento, essa vedrà trarre al patibolo il figlio diletto. 

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