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Wednesday, 14 February 2018 12:09

Bande A' Part di Jean-Luc Godard, recensione film

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Esce questa settimana al cinema in versione restaurata il film di Jean-Luc Godard del 1964, Bande A' Part: Cinetvlandia l'ha visto e vi propone qui di seguito la recensione.

C’è dentro un po’ tutto in questo film del 1964. C’è la vita, la finzione, c’è il sogno e la premonizione. C’è l’audacia e la sfrontatezza. C’è il cinema del passato e quello del presente. Bande à part non è solamente un film, è storia del cinema che si apre sula nouvelle vogue per arrivare al cinema di Tarantino. Eh sì, perché se si vuole capire da dove arrivi il regista americano non bisogna solamente aver visto tanti B movie e aver letto almeno un paio di romanzi di Elmore Leonard, ma aver visto anche il film di Godard (tra l’altro la casa di produzione di Tarantino si chiama proprio Band a part).

Ma perché in una storia di balordi che tentano un colpo flirtando con la nipote della vittima è diventato un manifesto del cinema? Perché c’è dentro tutto, come dicevamo. Godard arrivava da un film dispendioso come Il disprezzo e voleva realizzare qualcosa di piccolo ma che cantasse la vita. Si fece consigliare un romanzetto da edicola da Truffaut da adattare a film e chiese 100 mila dollari alla Columbia (“Sono un po’ troppi per un regista emergente”, risposero dalla casa di produzione. “Non sono per me – spiegò Godard – ma per tutto il film”). Per girare si prese una camera a spalla e una splendente pellicola in bianco e nero. La protagonista femminile fu necessariamente Anna Karina, la moglie dalla quale si stava separando e che viveva una depressione incipiente, uno dei due protagonisti, Franz, l’allora compagno di Brigitte Bardot con la quale aveva appena girato un film.

E poi c’è la storia, una piccola storia che diventa gigante già dagli strepitosi titoli di testa. Una storia che si arricchisce di momenti indimenticabili: il ballo a tre (citato poi da Tarantino in Pulp Fiction), i 34 minuti di silenzio tra i protagonisti, la corsa a perdifiato nel museo del Louvre (assolutamente avulsa dalla trama e aggiunta solo perché il film pareva troppo corto al regista). Una storia che diviene Storia quando si pensa che dentro la sfrontata ribellione alla vita di Odile, Franz e Arthur ci sono i prodromi delle rivolte del ’68. E da lì la Storia non è mai più stata quella di prima.

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