Cinema

Friday, 06 February 2015 12:05

Whiplash, recensione: 5 nomination agli Oscar Featured

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Whiplash di Damien Chazelle con J.K. Simmons premiato al Sundance Festival dalla Giuria e dal Pubblico in sala dal 12 febbraio: ecco la recensione di Cinetvlandia in anteprima.

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 Whiplash è la bella parola onomatopeica che Chazelle ha scelto per sintetizzare il suo film d'esordio. Dietro la parola c'è infatti un mondo di emozioni forti e sentimenti contrastanti, perché whiplash non è solo la suite jazzistica la cui esecuzione permette al giovane talento della batteria di entrare nel selezionatissimo gruppo della scuola dove studia. Ma significa anche frustata, che è proprio la parola adatta per spiegare il rapporto che si instaura tra alunno e maestro: un gioco al massacro psicologico alla ricerca dell'assolo perfetto fatto di schiaffi secchi al corpo e alla mente. Perché succede che quando due individualità tutte concentrate su loro stessi incrociano le loro strade, lo scontro è inevitabile. Bisogna solo sperare che alla fine qualcuno sopravviva.
Andrew è un batterista jazz diciannovenne  che vuole cacciare i fantasmi di una famiglia di mediocri, inseguendo il sogno del talento cristallino. Fletcher è un direttore d'orchestra alla ricerca del suo Charlie Parker, ossia un buon musicista che solo quando fu messo alle strette riuscì a trasformarsi in Bird. Così, Fletcher dirige la sua band come il maggiore Hartman spronava le reclute in Full Metal Jacket a suon di urla in faccia e umiliazioni. Là per trasformarle in macchine da guerra, qui in talenti musicali. Un gioco per duri, appunto, che non lascia spazio ai Palla di lardo di turno.
Whiplash, nato come corto e trasformato successivamente in lungometraggio, paga alla distanza la sua genesi spuria. Non solo, Chazelle al contrario dei suoi personaggi, pare non avere il coraggio delle sue azioni, finendo per firmare un film che non sa decidersi tra l'eleganza patinata di alcune immagini e quella meno artefatta e leziosa di altre. Ma, peggio di ogni altra cosa, il regista si appoggia a un sicuro finale consolatorio che non lo rende diverso da tanti, troppi, altri film americani. Forse un po' più di coraggio lo avrebbe reso meno simpatico e, di conseguenza, non gli avrebbe permesso di vincere premi all'ultimo Sundance e cinque nomination agli Oscar, ma sicuramente più originale. Non so come avrebbe reagito l'esigente Fletcher se si fosse trovato di fronte a un risultato del genere.

Read 1056 times Last modified on Friday, 06 February 2015 13:37

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